L’estensione della prospettiva di integrazione europea a Ucraina, Moldavia e Georgia, noti come Trio, è avvenuta poco dopo l’introduzione dell’idea di un’integrazione graduale dei paesi candidati dei Balcani Occidentali in determinate politiche e settori dell’UE. Questa integrazione graduale si basa sugli accordi bilaterali esistenti tra i paesi candidati e l’UE, rispettivamente gli Accordi di Stabilizzazione e Associazione e gli Accordi di Adesione/Zona di Libero Scambio Globale e Approfondita. In questo contesto, il progetto mira a confrontare i due tipi di accordi, evidenziandone le differenze e opportunità, per proporre delle soluzioni concrete per l’integrazione graduale. La ricerca intende esplorare inoltre la proposta di un’integrazione anticipata di questi paesi nella politica di coesione europea, al fine di ridurre le potenziali esternalità derivanti dal graduale accesso dei candidati al mercato unico europeo.
Una ferita del passato che continua a dividere Ucraina e Polonia: sono i massacri di polacchi in Volinia commessi dai nazionalisti ucraini dell'OUN-UPA durante l'occupazione nazista nel biennio 1943-44. Un nostro dossier prova a restituire il contesto e le principali questioni ancora aperte
Una ferita del passato che continua a dividere Ucraina e Polonia: sono i massacri di polacchi in Volinia commessi dai nazionalisti ucraini dell'OUN-UPA durante l'occupazione nazista nel biennio 1943-44. Un nostro dossier prova a restituire il contesto e le principali questioni ancora aperte
Descrizione e materiali del progetto svolto dal 04/12/2023 al 30/11/2024
Attraverso lo scambio di esperienze e la collaborazione nel lavoro di advocacy, OBCT e i due partner - l’Independent Journalists’ Association of Serbia (IJAS) e il Centre Science and Innovation for Development (SCiDEV) in Albania - sono stati elaborati due rapporti ombra sui negoziati di adesione relativi al settore dei media nei due paesi candidati, allo scopo di rafforzare il coinvolgimento della società civile nel processo di adesione all’Ue, mettendo al centro il nesso tra media e democrazia.
Questo progetto è cofinanziato dal Fondo CEI della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS), con il contributo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale dell'Italia.
Le posizioni contenute in questi materiali sono espressione esclusivamente degli autori e non rappresentano necessariamente le posizioni della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS) e del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
Media Advocacy Action for Moldavia (MAAM): Rafforzare il ruolo dei Guardiani della Libertà dei Media in Moldavia
Un panorama mediatico libero, indipendente e diversificato è un elemento fondamentale per il mantenimento di società democratiche. Muovendo da questa considerazione, MAAM si impegna a consolidare le competenze dei professionisti dei media e a promuovere un ambiente mediatico aperto e pluralistico in Moldavia. Il progetto mira a creare una piattaforma collaborativa che colleghi Italia, Romania e Moldavia, favorendo al contempo l’allineamento di quest’ultima agli standard europei in materia di libertà d'informazione e pluralismo dei media, e rafforzando il ruolo dei guardiani della democrazia. In questo modo, MAAM intende facilitare il percorso del Paese verso l’integrazione europea.
Nello specifico, MAAM promuove scambi transnazionali tra organizzazioni della società civile attraverso attività dirette a rafforzare le competenze specifiche e l’advocacy di esperti legali, attivisti e giornalisti indipendenti. Allo stesso tempo, incoraggia l’apprendimento reciproco e l’innovazione, sostenendo la collaborazione transfrontaliera e intersettoriale—permettendo scambi reciproci e un impatto duraturo sia per l’organizzazione beneficiaria sia per i partner.
MAAM è un’iniziativa collaborativa guidata da Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa (OBCT), in partenariato con l’Independent Journalism Center (IJC) in Moldavia e ActiveWatch in Romania.
Il progetto affronta il tema della ricostruzione post-bellica dell’Ucraina dal punto di vista del rientro della popolazione profuga e sfollata. La possibile connessione tra il ritorno, il contributo alla ricostruzione e il ruolo della società civile sono approfonditi attraverso un approccio diacronico. partendo dall’ esperienza dell’impegno della società civile italiana nella fase post-bellica in Bosnia Erzegovina arrivando al caso ucraino di oggi, con un’analisi della propensione al ritorno/contributo di chi è fuggito e del ruolo delle ONG italiane.
Il progetto è guidato dal Cespi in partenariato con OBCT/CCI e realizzato con il contributo dell’Unità di Analisi, Programmazione, Statistica e Documentazione Storica del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ai sensi dell’art. 23 – bis del DPR 18/1967.